Sospensione patente Prefetto: natura e durata

Sospensione patente Prefetto: natura e durata

Sospensione della patente limiti

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Sospensione patente Prefetto

Il Prefetto adotta il provvedimento di sospensione della patente di guida in due diversi casi: in via cautelare e provvisoria nelle ipotesi di reato in cui è prevista tale sanzione accessoria; ovvero, nei casi in cui vi siano state violazioni di alcune norme del Codice della Strada. 

Vediamo sinteticamente i casi:

  • la sospensione della patente di guida per violazione delle norme di comportamento è disciplinata dall’art. 218 C.d.S. In tali casi, l’Autorità che ha accertato l’infrazione procede al ritiro della patente per poi trasmettere il documento di guida al Prefetto. L’Agente accertatore trasmette la patente al Prefetto entro 5 giorni dal momento del ritiro e successivamente il Prefetto adotta il provvedimento di sospensione entro 15 giorni. Dunque, il provvedimento sospensione patente deve essere adottato entro il termine complessivo di 20 giorni dal ritiro (trasmissione patente 5 giorni + provvedimento sospensione patente 15 giorni), e contiene l’indicazione della durata della sanzione. La durata della sospensione è stabilita dal Prefetto in base alla gravità dell’infrazione, tenuto conto dei limiti minimi e massimi edittali stabiliti dal Codice della Strada. I casi più frequenti di violazioni che comportano la sospensione della patente ricordiamo: il superamento dei limiti di guida o di velocità imposti dal C.d.S.(solo per i neopatentati) (art. 117 C.d.S.); la circolazione alla guida di un veicolo in stato di ebbrezza con tasso alcolemico superiore a 0,5 e non superiore a 0,8 g/l (art. 186, c. 2, lett. a). Nei casi di violazione delle norme di comportamento è possibile proporre istanza al Prefetto per ottenere un permesso di guida per determinate fasce orarie. Il permesso orario di guida non può essere concesso in presenza di violazioni che costituiscono reato ai sensi dell’art. 223 del C.d.S. (ad es. art. 9 ter; art. 186/2 lett. b e c e 186/7; art. 187; 189/1,6,7; art. 193/4 bis), o nel caso in cui dalla violazione commessa sia derivato un incidente stradale.
  • la sospensione della patente è altresì disposta dal Prefetto in caso di violazioni che assumono rilevanza penale, ai sensi dell’art. 223 C.d.S. In tali casi, la sospensione della patente viene comminata in via provvisoria o cautelare dal Prefetto territorialmente competente, senza previsione di un termine per l’adozione del relativo provvedimento. Nel caso in esame, il conducente non può ottenere il rilascio di un permesso di circolazione. Le violazioni più comuni aventi rilevanza penale sono: Circolare alla guida di un veicolo in stato di ebbrezza con tasso alcolemico superiore a 0,80 e non superiore a 1,5 g/l (art. 186 c. 2, lett. b) C.d.S.); Circolare alla guida di un veicolo in stato di ebbrezza con tasso alcolemico superiore a 1,5 g/l (art. 186 c. 2, lett. c) C.d.S.); Rifiuto di sottoporsi ad alcol test (art. 186 c. 7 C.d.S.); Circolare alla guida di un veicolo in condizioni di alterazione fisica e psichica dovuta all’assunzione di stupefacenti (art. 187 c. 1 C.d.S.); Rifiuto di sottoporsi all’accertamento per rilevare l’assunzione di stupefacenti (art. 187 c. 8 C.d.S.). 
  • la sospensione della patente per lesioni personali colpose a seguito di incidente stradale è disciplinata dagli artt. 222 e 223 C.d.S. In tale casistica il Prefetto del luogo della commessa violazione, ove sussistano fondati elementi di un’evidente responsabilità, dispone la sospensione provvisoria del documento di guida fino a un massimo di tre anni.
  • nel caso della sospensione della patente a seguito di un provvedimento giudiziale, il Prefetto dispone la misura a seguito di sentenza penale o di decreto di accertamento del reato e di condanna irrevocabile, nei casi previsti dal C.d.S. quale conseguente sanzione amministrativa accessoria, per la durata stabilita dall’autorità giudiziaria.

Natura e durata della misura della sospensione o revoca della Patente

La natura del provvedimento di sospensione o revoca della patente è pacificamente ricondotta all’ambito amministrativo. 

La natura amministrativa della sospensione della patente o della revoca è confermata sia dall’art. 223 C.d.S., che prevede il potere della sospensione cautelare in capo al Prefetto, sia dall’art. 224, comma 3 C.d.S., che stabilisce la competenza del Prefetto in ordine all’applicazione della sanzione amministrativa, qualora il reato da cui essa consegue sia estinto per prescrizione, previo accertamento della sussistenza della violazione.

Infine, anche l’art. 224, comma 1 C.d.S. fa propendere per tale natura in quanto dispone l’adozione da parte del Prefetto della revoca o della sospensione della patente di guida per la durata determinata dal provvedimento giurisdizionale di condanna, ancorché la relativa pena sia condizionalmente sospesa (Sezioni Unite, n. 8488 del 27/05/1998).

Quanto alla durata della sospensione, la Cassazione esprime il principio generale secondo cui deve intendersi quale misura inibitoria, correlata all’avvenuta manifestazione di pericolosità del soggetto autore dell’illecito penale, dunque essenzialmente quale misura di prevenzione, atteso che la inibizione alla guida assicura la collettività dalla possibile reiterazione del comportamento pericoloso, con estraneità funzionale agli aspetti meramente afflittivi della pena.

Ciò premesso, la Suprema Corte evidenzia che, anche in materia di sanzioni amministrative accessorie, la motivazione circa la sussistenza dei parametri di valutazione al fine della commisurazione concreta della sanzione da infliggere assume rilevanza quanto più ci si discosti dal minimo. 

Costituisce eccezione alla richiesta indicazione della motivazione che ha condotto ad una determinata commisurazione della sanzione accessoria il caso in cui quest’ultima sia pari al minimo edittale (costituendone una ovvietà le motivazioni e dunque l’indicazione dei parametri utilizzati ex art. 218 C.d.S.), ovvero rientri nel medio edittale.

In tale ultimo caso, ossia quello costituito da una sanzione la cui durata rientra nel medio edittale, è sufficiente il mero rinvio ai parametri di cui all’art. 218 c. 2 C.d.S. 

Diverso è il caso in cui la durata della misura si attesti oltre il medio edittale.

In tal caso, è necessario spiegare per quale motivo i parametri che si giudicano meritino, in concreto, l’applicazione di una sanzione superiore, perché il superamento di quella soglia implica una valutazione della gravità che supera la ‘media’.

Il giudice deve spiegarne quindi le ragioni, non potendo altrimenti giustificarsi l’utilizzo della discrezionalità, che in assenza di ogni argomentazione al riguardo perde la sua qualità positiva di adattamento della sanzione al caso concreto e, conseguentemente, la sua legittimità anche costituzionale.

Il caso della sospensione della patente per omicidio stradale

I principi sopra ricordati sono stati riproposti dalla Corte di Cassazione, Sez. IV Penale, nella Sentenza n. 48550 depositata il 6 dicembre 2023 per decidere sulla corretta applicazione della sanzione accessoria della sospensione della patente in caso di omicidio stradale. 

I giudici di legittimità hanno statuito che, a fronte della commissione di un omicidio colposo, la sospensione della patente non può essere troppo lunga, ad esempio due anni, se l’automobilista non ha mostrato “indifferenza” per la vita e non può quindi essere un pericolo per la circolazione. 

Ciò vale proprio per l’assenza di una correlazione indefettibile di proporzionalità tra le due statuizioni (quella penale in senso stretto e quella amministrativa), che sono protese a diverse finalità.

La Cassazione ricorda a tal proposito che la misura accessoria della sospensione della patente si caratterizza per scopi di tutela della pubblica incolumità e la gravità della stessa deve tener conto della pericolosità del conducente. 

Quindi nel caso sottoposto al vaglio della Corte, la condotta “responsabile” tenuta subito dopo l’incidente dal conducente che ha sin dal principio prestato soccorso mostra che lo stesso non è rimasto indifferente a quanto accaduto.

Se ne deduce quindi che l’imputato non può costituire un pericolo per la circolazione, circostanza non tenuta in debito conto dal giudice di merito sia in sede di determinazione della sanzione accessoria che in quella motivazionale, la cui carenza ha reso il provvedimento fondato su valutazioni meramente e illegittimamente discrezionali. 

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