Revenge Porn: tutto ciò che devi sapere su questo reato

Revenge Porn: tutto ciò che devi sapere su questo reato

Indice

Tempo di lettura: 4 minuti

Cosa significa Revenge Porn e in cosa consiste?

Tra le condotte illecite, che hanno rilevanza penale, commesse mediante l’uso delle nuove tecnologie, una delle più diffuse è il c.d. il Revenge porn (che andrebbe letteralmente tradotto “porno-vendetta”).

Nel diritto penale, tale fenomeno si configura con la diffusione di contenuti multimediali sessualmente espliciti, senza il consenso della persona ritratta.

Il reato di Revenge porn è oggi in forte crescita, come si evince da specifiche relazioni delle Autorità competenti in materia, tra cui quelle della Polizia postale.

Cosa prevede la legge per il Revenge porn?

Il Revenge porn è punito all’art. 612-ter del Codice penale, rubricato “Diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti”.

Leggendo con attenzione la norma si comprende immediatamente che dietro l’azione diffusiva non deve esserci necessariamente un fine vendicativo, nonostante il significato letterale di “Revenge”.

Il reato pertanto si definisce gergalmente e in modo non tecnico “Revenge porn”, ma punisce anche l’illecita diffusione di contenuti che non dipenda da una vera e propria volontà vendicativa.

Testualmente, infatti, l’articolo con il quale è stato introdotto il reato in esame afferma che “salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque dopo averli realizzati o sottratti, invia, consegna, cede, pubblica o diffonde immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate, è punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da euro 5.000 a euro 15.000”.

Il secondo comma specifica, altresì che la stessa pena di cui al primo comma, sopra indicata, si applichi anche al c.d. “secondo distributore”, ossia a colui che tratta il materiale in seconda mano, ovvero che “avendo ricevuto o comunque acquisito le immagini o i video di cui al primo comma, li invia, consegna, cede, pubblica o diffonde senza il consenso delle persone rappresentate al fine di recare loro nocumento”.

In particolare, dunque: la norma punisce sia la condotta di chi per primo ha diffuso il contenuto, sia l’azione di chi ha effettuato i successivi “inoltri” delle immagini (video o foto che siano).

Cosa dice la giurisprudenza sul Revenge porn?

Si segnala che in una recente Sentenza della Cassazione (Cass. pen., Sez. V, sent. n. 14927 (ud. 22 febbraio 2023, dep. 7 aprile 2023), vengono esaminati in modo compiuto alcuni tratti caratteristici del delitto ex art. 612 ter c.p.

In particolare, di tali tratti tipici se ne segnalano due, che – a parere di chi scrive – possono destare particolare interesse per capire l’esatto ambito applicativo della norma:

  • la Corte specifica, in estrema sintesi, che per la configurazione del c.d. Revenge porn è sufficiente un invio ad un unico destinatario dei contenuti, a prescindere dal fatto che quel primo destinatario possa non avere alcun interesse a diffondere ulteriormente le immagini;
  • la Cassazione specifica altresì cosa debba intendersi per contenuti “sessualmente espliciti”, chiarendo che “ai fini della configurabilità del reato di cui all’art. 612-ter cod. pen., la diffusione illecita di contenuti sessualmente espliciti può avere ad oggetto immagini o video che ritraggano atti sessuali ovvero organi genitali ovvero anche altre parti erogene del corpo umano, come i seni o i glutei, nudi o in condizioni e contesto tali da evocare la sessualità”.

A cosa stare attenti quando si parla di Revenge porn

Ciò su cui si vuole stimolare l’attenzione del lettore è che l’invio singolo, contro il consenso dei protagonisti delle immagini e contro la loro volontà di questi ultimi di mantenere riservate le medesime, anche se riguarda immagini dai contenuti erotici “soft” può determinare comunque la configurazione del reato c.d. di Revenge porn.

Si segnala, infatti, che la recente Giurisprudenza sopra richiamata concerne una nudità parziale di una donna che pone le labbra in modo da simulare un bacio e conclude per la configurazione del reato di Revenge porno a causa della diffusione proprio di tale immagine. 

Peraltro occorre fare attenzione ad un ulteriore elemento, infatti, come sopra evidenziato, tale reato è solo impropriamente definito con l’uso del termine “Revenge” ed infatti la forma non punisce solo i comportamenti concettualmente legati ad un intento vendicativo, bensì tutti quelli individuati dalla norma anche in assenza di tale intento specifico. 

Cosa fare quando si è vittima di Revenge porn

Nel casi di Revenge porn, la persona offesa ha diritto di sporgere querela entro sei mesi dalla conoscenza del fatto.

Si sottolinea, elemento non trascurabile, che nella medesima querela la vittima potrebbe chiedere il sequestro o l’oscuramento di supporti telematici, informatici o multimediali su cui l’immagine “sottratta” o comunque usata in modo illecito si trova (ad esempio, il sequestro del cellulare dell’ex, intento a divulgare immagini a carattere erotico della vittima).

L’importanza di ricevere una consulenza da parte di un Avvocato penalista

Le molteplici sfaccettature di cui si compone il reato in parola e dunque il corretto inquadramento dello stesso rende consigliabile l’analisi dei fatti da parte di un avvocato penalista esperto, preferibilmente prima di addivenire alla presentazione di una querela.

Nel contesto di tali attività, peraltro, possono configurarsi astrattamente altri reati che concorrono con quello di cui all’art. 612 ter c.p.

In tal senso, per mera completezza, si evidenzia che l’utilizzo improprio in ambito informatico delle immagini a contenuti sessuali o comunque erotici, può astrattamente configurare il reato di estorsione nella forma della c.d. sex-torsion.

Invero, la querela è l’atto con cui le Autorità penali vengono messe a conoscenza di fatti che possono assumere rilevanza penale, dunque, la stesura della stessa sia se effettuata personalmente dalla vittima che mediante l’intervento di un avvocato esperto, consiglierebbe una previa consulenza legale. 

condividi l'articolo

Condividi su facebook
Condividi su linkedin
Condividi su twitter
Condividi su email
Condividi su whatsapp

Potrebbe esserti utile anche

error: Il contenuto è protetto da copyright!!