Risarcimento danno non patrimoniale: tutto da rifare?

Risarcimento danno non patrimoniale: tutto da rifare?

Tabella unica danno non patrimoniale

Indice

Tempo di lettura: 6 minuti

Risarcimento del danno non patrimoniale: il Consiglio di Stato invita alla riflessione.  

Premessa

Tale approfondimento viene steso trascorsi diversi giorni dall’altalena “istituzionale” creata dagli attori che animano il percorso di approvazione della tanto e a lungo attesa TUN, ossia della Tabella Unica Nazionale per il risarcimento del danno non patrimoniale alla persona.

Una Tabella che mira all’uniformazione del sistema di liquidazione del danno non patrimoniale a livello nazionale, così uscendo dai provincialismi cui negli ultimi anni gli operatori del diritto sono stati costretti. 

Lo scopo di tale attesa risiede nella necessità di riflettere sulle reali e sostanziali ragioni sottese al Parere formulato dalla Suprema Magistratura Amministrativa e sull’impatto che queste potranno avere sul Progetto in corso di approvazione. 

Ma procediamo con ordine.

Tabella Unica Nazionale: di cosa si tratta 

La Tabella Unica Nazionale costituisce uno strumento di liquidazione del risarcimento del danno non patrimoniale per lesioni di non lieve entità, cd. macrolesioni (dal 10 al 100% di invalidità), nella sua componente biologica, includendo anche il danno morale. 

Come noto, la Tabella Unica ha quale scopo primario quello di uniformazione del sistema risarcitorio del danno non patrimoniale o, come alcuni dicono, dei danni non patrimoniali, sull’intero territorio nazionale.

Un obiettivo evidentemente raggiungibile solo attraverso l’entrata in vigore di una tabella di provenienza legislativa, con la quale superare le attuali Tabelle di Roma e di Milano, di formulazione giurisprudenziale, nonché, almeno nei propositi, le molteplici pronunce della Cassazione. 

Senza entrare nei tecnicismi caratterizzanti la materia, certamente non poco complessa, può dirsi che la metodologia usata per la definizione di tale schema di Tabella Unica e dunque per addivenire alla liquidazione danno non patrimoniale è quella del punto variabile. Il metodo del punto variabile prevede, da un lato, l’aumentare del valore del punto d’invalidità, ma mano che incrementa il danno non patrimoniale e, dall’altro lato, la riduzione del valore medesimo con l’aumentare dell’età del danneggiato, similmente al sistema già sperimentato con la c.d. Tabella di Milano.

Il punto base è stato valorizzato con riferimento al disposto legislativo relativo alle lesioni di lieve entità (sino al 9%), così da creare continuità nel passaggio tra i due punti percentuali-soglia (massima pari al 9% per le microlesioni e minima pari al 10% per le macrolesioni), ben inteso però che con l’accesso alle lesioni macro si aggiunge, alla quota di danno biologico, quella monetaria riferita al danno morale

Risarcimento danno biologico

Il tanto discusso computo del danno morale

La Tabella Unica Nazionale include la quota relativa al danno morale nel calcolo danno non patrimoniale (come oggi di prassi con l’applicazione delle Tabelle giurisprudenziali).

Ne deriva che il risarcimento del danno morale è rappresentato da una quota percentuale rispetto a quello del danno biologico, crescente all’aumentare di ogni punto di invalidità biologica.

A differenza però delle Tabelle di Roma e Milano, la TUN prevede distinti incrementi risarcitori del danno morale per ciascun grado di invalidità e non, come attualmente in uso, incrementi risarcitori ancorati a scaglioni di gradi di invalidità permanente. 

Il Parere del Consiglio di Stato

Ma veniamo a cosa è accaduto nelle ultime settimane.

Il Consiglio di Stato è stato chiamato ad esprimere il proprio parere, in sede dunque consultiva, rispetto allo Schema di “regolamento recante la tabella unica del valore pecuniario da attribuire a ogni singolo punto di invalidità tra dieci e cento punti, comprensivo dei coefficienti di variazione corrispondenti all’età del soggetto leso, ai sensi dell’articolo 138, comma 1, lettera b), del codice delle assicurazioni private di cui al decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209

Un parere che, una volta pronunciato, ha forse tradito le più rosee aspettative di coloro i quali vedevano ormai prossima l’approvazione della Tabella Unica Nazionale per le macropermanenti. 

Aspettative evidentemente scaturenti da tutti coloro che ritengono la funzione consultiva del Consiglio di Stato al pari di un’attività meramente formale, ovvero l’Atto normativo scevro da censure.

Senonché, come si accennava, la Sezione Consultiva per gli Atti Normativi del Consiglio di Stato, il 20 febbraio 2024, ha impresso un tanto sonoro, quanto inaspettato, stop all’iter di approvazione della Tabella Unica.

Il Consiglio di Stato ha infatti rimandato l’Atto normativo al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, ritenendo necessari interventi esplicativi, utili ai fini dell’espressione del proprio parere (Affare numero 00194/2024).

In particolare, la Suprema magistratura amministrativa, nel proprio ruolo consultivo, evidenzia e ricorda quale sia la ratio che deve sottendere l’adozione di atti normativi di tal fatta, rifacendosi all’art. 138 C.d.A.

E così, l’Estensore -del tutto correttamente- descrive e riepiloga quali siano gli interessi in gioco in tale materia: da un lato, che le vittime di un danno non patrimoniale abbiano accesso ad un pieno ed affettivo risarcimento; dall’altro lato, che il sistema assicurativo e comunque il mercato veda garantita la c.d. sostenibilità sistemica, ossia l’equilibrio tra “i costi gravanti sul sistema assicurativo e sui consumatori”.

Ma il passo argomentativo dell’Estensore, che ha destato tra i più scalpore -sentimento che, a parere di chi scrive, è parso del tutto inaspettato, questo sì, a differenza del Parere del Consiglio di Stato, quale atto invero dovuto, se si vuole dare effettività al Ruolo istituzionale ricoperto dall’Organo- è quello espresso a valle dell’espletamento dell’operazione, nota tra i giuristi, di bilanciamento tra interessi rilevanti in detta materia.

Non “un colpo al cerchio e uno alla botte”, ma una posizione netta quella del Consiglio di Stato, in punto di principio.

Il Parere espresso pone, infatti, al centro della tutela di tale normativa il diritto dei danneggiati ad un risarcimento danni non patrimoniali ben più ampio e complesso di quello che potrebbe loro riconoscersi in applicazione del principio solidaristico di matrice costituzionale, definito apprezzabile, ma non sufficiente.  

Un diritto che può dirsi garantito e tutelato solo attraverso la fedele ed effettiva applicazione dell’art. 138 comma 1 C.d.A., operazione che richiede la puntuale valutazione sia della lesione psico-fisica subita, che delle ripercussioni negative che questa ha perpetrato sulle attività quotidiane e sugli aspetti dinamico-relazionali della vita dell’individuo danneggiato, cui deve aggiungersi la valorizzazione del danno morale.

Ma non solo, infatti, aggiunge la Corte, l’obiettivo in esame deve perseguirsi attraverso l’applicazione sì del dettato normativo, ma in combinato con i principi ormai consolidati espressi dalla Corte di Cassazione in tema di risarcimento del danno non patrimoniale (art. 138 comma 2 C.d.A.) e con le Tabelle attualmente in uso e formulate dai Tribunali di Roma e di Milano.

La salvaguardia dei diritti fondamentali va dunque posta al primo posto per il Consiglio di Stato.

Ma cosa dire, ovvero come interpretare, il richiamo alla giurisprudenza (principi espressi dalla Cassazione e Tabelle in uso) quale linea guida per l’effettiva realizzazione della ratio dell’Atto normativo?

Il Consiglio di Stato corregge l’Esecutivo

Il Consiglio di Stato richiama l’intervento del Ministero di Giustizia per non aver quest’ultimo tenuto adeguatamente conto, seppur riconoscendo l’attenuante dell’ambito politico in cui il Dicastero inevitabilmente si muove, della circostanza che il diritto dei danneggiati al risarcimento integrale del danno, in quanto fondamentale, debba intendersi preordinato rispetto alla tutela del sistema assicurativo.  

Espressione di ciò (o causa) è la definizione del valore del punto base che, non solo, non tiene conto dell’ultima rivalutazione ISTAT, ma disattende, altresì, le soluzioni introdotte nel sistema risarcitorio dalle Tabelle meneghine e capitoline. 

Uno scostamento illegittimo e peraltro nemmeno motivato dal Ministero, segno della inadeguatezza dell’attenzione prestata alla creazione di un sistema pro-danneggiato

Risarcimento danni non patrimoniali

Le “linee guida” del Consiglio di Stato

Ma se in punto di principio (e di diritto) il Consiglio di Stato esprime un parere che correttamente delinea quale debba essere la ratio sottesa alla creazione della Tabella Unica, ossia rendere preminente l’interesse risarcitorio su quello sistemico-assicurativo, occorre però chiedersi se la soluzione proposta, ovvero se le “linee guida” che la Corte ha voluto suggerire siano corrette.

Del resto, talune volte, si sa, esprimersi in linea di principio è assai più agevole che muoversi nella pratica.

Le richiamate Tabelle di Roma e di Milano -di matrice giurisprudenziale- sono realmente utili e sufficienti a creare un sistema risarcitorio del danno non patrimoniale satisfattivo dell’interesse tutelato?

In altre parole, tali Tabelle hanno mai assicurato l’integralità del risarcimento?

E poi, in via preliminare, quando un risarcimento può dirsi integrale?

Questi i temi, ad oggi, ancora oggetto di ampio dibattito tra gli operatori del diritto e che il legislatore vorrebbe risolvere nella propria sede istituzionale, ma che il Consiglio di Stato, con disarmante ingenuità, riporta alla definizione per mano giurisprudenziale.

Sì, alla legge, ma solo alla luce dei principi della Cassazione e delle Tabelle di Roma e di Milano.

Riflessioni conclusive

E così ogni entusiasmo per la tanto attesa ridefinizione di una ratio pro – individuo lascia il posto al solito dubbio: che non si sia dinanzi alla solita contrapposizione tra potere esecutivo (delegato dal Parlamento) e potere giudiziario?

Od invece, senza farsi troppe domande, si tratta di un intervento (forse, chimera) di affermazione di un raro senso (principio) di giustizia volto alla realizzazione di una integrale riparazione dei danni subiti dalla vittima di eventi lesivi?

L’enigma potrà essere risolto solo attraverso lo svolgimento di un’opera certosina da parte dell’Esecutivo, volta a rispondere nel dettaglio alle integrazioni richieste dal Consiglio di Stato ed orientata alla effettiva tutela dei danneggiati, così da far emergere il più intimo, forse oggi celato, dalle molteplici (e necessarie) riflessioni, volere della Corte.

Per ora, il Parere (del Consiglio di Stato) è sospeso.

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