Pernottamento figli genitori separati: cosa devi sapere

Pernottamento figli genitori separati: cosa devi sapere

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Tempo di lettura: 3 minuti

Pernottamento figli genitori separati: di cosa si tratta

La domanda che spesso i genitori separati o non più conviventi si pongono riguarda la possibilità e le modalità di pernottamento del figlio specie se molto piccolo con il genitore non collocatario.

Se non c’è accordo tra i genitori, deve essere il giudice ad assumere la decisione, nell’interesse superiore della prole. 

In tali casi, è la madre ad essere individuata quale genitore collocatario, dunque, ad avere a disposizione maggior tempo da trascorrere con la prole; mentre il padre avrà a disposizione esclusivamente i giorni/ore per stare con il figlio. 

Il diritto di visita del padre, ossia il tempo che viene riconosciuto al padre per stare col figlio, tiene conto dell’età del minore. 

Più piccolo è il figlio e meno esteso è il diritto di visita spettante al padre, tenuto conto che su questo incide anche la possibilità o meno del pernottamento del figlio fuori dalla abitazione familiare, presso cui è collocato con la madre.

In tale ottica è necessario approfondire il tema del pernottamento figlio padre. 

Quando i figli possono dormire con il padre

Non è necessario uno specifico provvedimento autorizzativo del Giudice affinché i figli possano dormire col padre; infatti, tale possibilità si evince dal calendario di visita stabilito nel provvedimento che decide modalità e tempi di permanenza col genitore non collocatario. 

Va da sé che ove è prevista la permanenza dei figli col padre nei giorni del sabato e della domenica, si presume che la notte tra tali due giorni venga trascorsa presso il padre.

Tutto ciò salvo diversa specifica indicazione. 

Ed appunto, è possibile rinvenire specifiche indicazioni in senso contrario ove le circostanza del caso concreto non consentano il pernotto col padre, come per esempio per ragioni di età della prole. 

Da quale età i figli possono dormire col padre?

La legge nulla stabilisce relativamente all’età compiuta la quale i figli possono pernottare col padre. 

Ciò vuol dire che in astratto i bambini potrebbero pernottare col padre senza alcun limite, salvo fornire in giudizio, da parte della madre, la prova del pregiudizio che il bambino subirebbe in caso trascorra la notte con il papà. 

E’ altrettanto evidente che un bambino ancora non pienamente svezzato potrebbe subire un pregiudizio nel dover trascorrere la notte lontano dalla madre.

L’attuale determinazione di procrastinare il momento in cui è reso possibile il pernotto col padre è dunque di origine giurisprudenziale. 

In passato, la Corte di Cassazione ha ritenuto opportuno far trascorrere al minore una sola notte a settimana con il papà fino all’età di 4 anni (Cass., sent. n. 19594/11). 

Più di recente, la Suprema Corte, con Ordinanza n.16125/2020, ha determinato che la sola tenera età del figlio non giustifica l’esclusione a priori del diritto del bambino di poter pernottare presso il suo papà. 

Come si vede le oscillazioni sono molte e non vi è una incontrovertibile determinazione dell’età dalla quale i minori possono pernottare col genitore non affidatario, il più delle volte il padre. 

Diritto di visita padre e pernottamento: la recente giurisprudenza

La Cassazione, con la Sentenza n. 9442 del 9 aprile 2024, è tornata però recentemente a pronunciarsi sulla delicata questione del pernottamento dei figli con il padre, quando quest’ultimo è genitore non collocatario, in un’ottica di tutela del diritto alla bigenitorialità e alla vita familiare sancito dall’art. 8 CEDU. 

Premesso ciò, la Corte ha affermato il fondamentale principio di diritto secondo cui i tempi di permanenza dei minori con il genitore non collocatario devono di norma prevedere tutti i momenti caratterizzanti la quotidianità del figlio, anche se in misura proporzionalmente ridotta rispetto ai tempi di convivenza con l’altro genitore

Tra tali momenti certamente va annoverato quello del pernottamento.

L’obiettivo è che anche il genitore non convivente possa svolgere col figlio le sue funzioni di cura, accudimento, educazione, istruzione, assistenza morale e materiale, nel rispetto del provvedimento di affidamento. 

Ciò con il solo limite che tale pernottamento non realizzi uno specifico e concreto pregiudizio a carico del minore. 

La Cassazione aggiunge altresì che anche nei casi di maggiore fragilità del minore, come nel caso quest’ultimo sia affetto da una patologia rilevante, è possibile attuare il pernotto dal padre, seppur da introdursi gradualmente nella vita del bambino, al fine di evitare un brusco cambiamento nella routine quotidiana.

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