Assegno di mantenimento figlio: da quando decorre

Assegno di mantenimento figlio: da quando decorre

Assegno di mantenimento figlio da quando decorre

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L’assegno di mantenimento dei figli

I genitori sono obbligati per legge a mantenere i figli, come disposto dalla Costituzione (art. 30) e dal Codice civile (art. 315 bis Cod. civ.). 

Tale obbligo permane anche in caso di separazione o di interruzione della convivenza tra i genitori. 

L’obbligo di mantenimento del figlio sorge dalla nascita della prole e permane sino al momento in cui i figli raggiungono la propria indipendenza economica e ciascun genitore deve provvedervi in proporzione alle proprie sostanze e secondo la loro capacità di lavoro professionale o casalingo.

In caso di separazione o cessazione della convivenza, l’assegno di mantenimento viene solitamente corrisposto, ossia posto a carico, del genitore non collocatario, per coprire le spese ordinarie da sostenere in favore del figlio, tenuto conto delle esigenze di quest’ultimo. 

La separazione tra i genitori non esonera dunque i genitori dall’obbligo di mantenere i figli, per esempio, come purtroppo spesso avviene, in attesa della decisione circa la misura dell’assegno, sia che questa avvenga mediante accordo tra le parti o con provvedimento giudiziale.

In caso di mancata corresponsione del mantenimento, il genitore tenuto al versamento si espone a contestazioni di natura penale, oltre che civile. 

Allo stesso tempo, il mantenimento dei figli minori, versato mensilmente, non può ritenersi validamente corrisposto a fronte dell’effettuazione di meri rimborsi delle spese sostenute, ossia anticipate, dal genitore collocatario nel mese corrispondente.

Basti infatti sottolineare che, come sopra evidenziato, l’assegno di mantenimento  è da intendersi quale rata di un assegno annuale, determinato tenendo conto delle esigenze della prole (Cass. 16351/2018; Cass. 12308/2007; Cass. 99/2001).

Il diritto del figlio ad essere mantenuto dai genitori, sussistendone i presupposti di legge, è un diritto c.d. indisponibile, ossia non può essere oggetto di rinuncia, né da parte del figlio medesimo, né da parte del genitore che nell’interesse di quest’ultimo lo riceve.

Solo il giudice può decidere se revocare l’assegno mantenimento figli ed in ogni caso la revoca non esclude che successivamente, ricorrendone i presupposti di legge, il figlio possa chiedere il pagamento degli alimenti

Tanto forte il diritto al mantenimento, stante la tutela che attraverso questo il legislatore si prefigge di raggiungere, che permane il corrispondente obbligo al versamento anche nel caso in cui il genitore a ciò tenuto decada dalla potestà genitoriale, ora definita “responsabilità genitoriale”. 

Assegno di mantenimento calcolo

La domanda che spesso gli Assistiti rivolgono all’Avvocato è: quanto è l assegno di mantenimento per un figlio ?

L’assegno di mantenimento come anticipato rappresenta una rata di un assegno annuale il cui importo è definito in base alle sostanze di ciascun genitore e a taluni ulteriori parametri

In particolare, tali parametri sono: le esigenze del figlio nel momento in cui non vi sia più la possibilità di mantenimento diretto, ossia nei casi di separazione o interruzione della convivenza tra i genitori; la durata della permanenza del figlio con ciascun genitore; il tenore di vita goduto dal figlio durante la convivenza dei genitori. 

Occorre altresì evidenziare che le circostanze di cui sopra, oggetto di valutazione concreta ai fini del calcolo del contributo al mantenimento dei figli, possono modificarsi col tempo e comportare conseguenti variazioni in aumento o in diminuzione sull’importo dell’assegno. 

Mancato pagamento mantenimento figli

Cosa accade se il genitore obbligato a versare il mantenimento ai figli è inadempiente?

Purtroppo, si tratta di una casistica frequente che espone l’obbligato a talune conseguenze sia in ambito civile che penale. 

Dal punto di vista civilistico, il mancato versamento dell’assegno di mantenimento costituisce un illecito specifico e dà diritto all’altro genitore di agire dapprima con l’invio di una lettera di diffida e messa in mora e successivamente con la notifica di un atto di precetto e poi di un pignoramento. 

Il genitore percipiente può altresì chiedere il sequestro dei beni del genitore inadempiente, nonché rivolgersi al giudice affinché ordini al terzo, creditore del debitore, di versare la somma direttamente al genitore beneficiario. 

In ambito penale, invece, la mancata corresponsione dell’assegno di mantenimento può integrare una fattispecie di reato, trattasi della “Violazione degli obblighi di assistenza familiare in caso di separazione o di scioglimento del matrimonio” (art. 570 bis Cod. pen.). 

Come anticipato però l’obbligo di mantenimento opera a prescindere dalla pronuncia di un provvedimento giudiziale o dal raggiungimento di un accordo tra le parti che ne dispongano la cogenza o la misura.

Ciò stante anche nelle more di addivenire a tali soluzioni definitorie, il genitore non collocatario che non si faccia carico del mantenimento della prole commette un illecito penale (art. 570 Cod. pen.)

Decorrenza della sentenza che decide sul mantenimento

Una domanda che spesso gli Assistiti rivolgono riguarda la decorrenza degli effetti della sentenza che decide sulla domanda di mantenimento

In altre parole, quando il giudice decide circa la spettanza e l’importo dell’assegno di mantenimento siffatta decisione produce effetti solo dal momento in cui viene assunta o retroagisce al momento della domanda? 

La risposta non è di poco conto stante le ripercussioni economiche che ne conseguono. 

La Corte di Cassazione è intervenuta nuovamente sul tema, con la recente Ordinanza n. 32680/2023 pubblicata il 24 novembre 2023

La Prima Sezione Civile della Cassazione, nella summenzionata recente pronuncia, ha ritenuto applicare il principio secondo il quale “in tema di assegno di mantenimento per i figli, la relativa domanda proposta da uno dei genitori nei confronti dell’altro, se ritenuta fondata, deve essere accolta, in mancanza di espresse limitazioni, dalla data della sua proposizione, e non da quella della sentenza” (precedenti conformi, Cass. n. 17570/2023; Cass. 10119/2006). 

Adottando tale principio, la Cassazione ha disposto che l’assegno divorzile di mantenimento -nell’importo aumentato in sede di appello- venisse corrisposto con effetto retroattivo alla domanda promossa in primo grado, pur se di fatto accolta solo successivamente.

Decorrenza della sentenza che dispone l'importo da versare per il mantenimento

Come l’avvocato può essere d’aiuto

La materia trattata è delicata, sia con riguardo ai diritti che il legislatore mira a tutelare, sia con riguardo alle conseguenze che possono derivare dalla violazione di siffatti precetti normativi. 

Tramutare i diritti espressi in forma astratta dal legislatore in termini concreti è opera che solo l’attento studio del caso concreto di un avvocato civilista esperto può svolgere.

Il tutto, a beneficio non solo dello svolgimento di una corretta trattativa, che abbia i presupposti per poter addivenire ad un esito positivo, conducendo ad una separazione o divorzio consensuale, bensì anche di un giudizio contenzioso che possa condurre all’accoglimento della domanda promossa, ovvero delle domande contrarie, a seconda della parte rappresentata.

L’apporto dell’avvocato è necessario altresì per evitare che la condotta della parte rappresentata possa esporre quest’ultima a conseguenze di natura penale. In tal caso, il lavoro in team dell’avvocato civilista e dell’avvocato penalista risulta fondamentale. 

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